Villa Crespi – Orta San Giulio

Ebbene si, può succedere anche questo: un celiaco al cospetto del pluristellato Chef Antonino Cannavacciuolo presso il Relais & Chateaux Villa Crespi ad Orta San Giulio (No).

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La prima cosa da dire? Ho incontrato lo Chef, ci ho fatto una foto e mi sono sentita una formichina in tutti i sensi accanto a lui: sia dal punto di vista delle dimensioni (la foto qui sotto parla da sola), sia dal punto di vista professionale, dove una novellina nel mondo delle foodblogger si trova accanto ad un maestro pluristellato.

Molti mi hanno chiesto com’è lui, se dà le tanto famose pacche sulla spalla che gli vediamo regalare in televisione nei programmi ai quali prende parte. Assolutamente si, a me ovviamente un pacchettina, ai ragazzi che invece erano presenti ha dato delle belle pacche, quelle che senti il rumore bello forte e ti immagini il colpo. Lui simpaticissimo, alla mano e solare, il tipico campano insomma che ti mette a tuo agio nonostante lui sia un mito nel mondo della cucina.

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La location di Villa Crespi invece sembra uscita dal cartone Disney Aladin. Voluta da Cristoforo Crespi e costruita in stile moresco, trae ispirazione dagli edifici dei paesi Mediorientali. Circondata inoltre da un bellissimo giardino che si affaccia sul lago D’Orta, regala un magnifico panorama di cui abbiamo potuto godere a pieno data la bellissima giornata autunnale.

Passiamo infine al fiore all’occhiello: il pranzo in un ristorante stellato! E devo dire che veramente è un pianeta completamente diverso a quanto si è abituati. Le portate sono ricche di particolari, impiattate in maniera impeccabile ed originale, sembrano dei quadri che quasi dispiace assaporare rovinando l’opera d’arte realizzata in cucina.

Il menù degustazione che abbiamo scelto è stato il “Carpe Diem”, inteso dallo Chef come un’opportunità di “cogliere l’attimo” per non lasciarsi sfuggire i tratti distintivi che caratterizzano la sua cucina. Devo dire che l’attimo da parte mia è stato colto in pieno ed ho gustato ogni portata.

Composto da:
– il “Buon Viaggio” di Antonio Cannavacciuolo, durante il quale ci son stati serviti diversi antipasti che hanno stuzzicato il nostro appetito quali tartare di tonno con gelatina al lime, gambero con salsa al frutto della passione, macaron ricoperto con lampone disidratato, prosciutto crudo, olive, pomodoro in gelatina, insalata di radicchio con caviale di carota, finto cuore di bue ripieno di gamberi su letto di maionese di mango e, ad accompagnare il tutto, una selezione di pane, crackers e grissini

– insalata di polpo con verdure cotte all’olio, caviale di aceto e maionese di polpo

foto6– penne alla genovese con salsiccia di Bra arricchiti con una spuma di parmigiano

foto7– baccalà…baccalà…baccalà, con bieta, olive ed una chips di tapioca

foto8– pre dessert composto da un bicchierino di cioccolato bianco con al suo interno una rivisitazione analcolica della pina colada con ananas e cocco

foto10– dessert composto da gelato alla mela verde e sedano, ravioli di mousse di soia e frutto della passione e crema di carota

foto11– piccola pasticceria con cake pops, gelatine, torroncini, macarons e cremini

foto12– caffè con selezione di zuccheri di canna.

Ora so già cosa vi state chiedendo: ed il menù gluten free? Bene, tutto quello che vedete è senza glutine.

Un celiaco a Villa Crespi può decisamente andare sul sicuro, sono preparatissimi in materia e devo dire che non ci si sente assolutamente diversi perché il menù è uguale a quello degli altri commensali, salvo piccole accortezze e differenze.

Personalmente del menù ho apprezzato tutto. Una cosa che mi ha fatto andare in estasi è stato il pre dessert, ammetto che anni fa ero un’amante della virgin colada (versione appunto analcolica della più famosa pina colada), quindi ritrovarmela in un dolce e con lo stesso sapore dell’originale mi ha conquistata. Altro piatto che ho adorato è stato l’antipasto col polpo, strepitosa anche la sua maionese. La pasta anch’essa squisita e la nuvola di parmigiano uno spettacolo, quelle cose che i comuni mortali in cucina non sanno come sia possibile realizzare. Insomma, ogni piatto mi è piaciuto e mi ha colpito per la sua particolarità.

Come ben potrete immaginare non è però un pranzo da “tutti i giorni”, come nemmeno i costi sono al livello di altri ristoranti, ma reputo che prima o poi nella vita sia un’esperienza da provare. Più che andare al ristorante, secondo l’idea che abbiamo di questa cosa, sembra di andare ad un museo o ad assistere ad uno spettacolo alla Scala. Non è solo un pranzo, è un’esperienza durante la quale assaporare e vedere delle opere d’arte nei piatti.

Cosa mi porto a casa da questa esperienza? Sicuramente l’abbraccio con un idolo, lo Chef! Ma anche una nuova idea di cibo, da come partendo da ingredienti poveri e semplici si possano creare vere e proprie opere d’arte. E’ stata come un’illuminazione, vedere certi impiattamenti ed accostamenti mi ha davvero stupita e voglio ricordarmi quest’esperienza ora e nel mio futuro.

Ringrazio poi la persona che mi ha portata con sé per vivere quest’esperienza, Tiziana Colombo di Nonna Paperina che per me oltre che una persona veramente competente in quello che fa, è anche a livello umano una donna eccezionale.

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